Perché la leva oggi

Una scelta di responsabilità e coesione nazionale

Un mondo più instabile

Negli ultimi anni, lo scenario internazionale è profondamente cambiato.
La sicurezza europea non può più contare solo sul sostegno americano, mentre i conflitti regionali, le tensioni energetiche e le nuove forme di guerra — ibrida, informatica, economica — mostrano la fragilità del vecchio equilibrio.
L’Italia, come ogni Paese moderno, deve poter contare su una difesa autonoma, diffusa e capace di reagire rapidamente.

Il valore civile della difesa

Un modello integrato di difesa e solidarietà

La leva non è solo uno strumento militare: è una scuola di cittadinanza attiva.
Offre ai giovani un’occasione concreta per mettersi al servizio della collettività, acquisire competenze tecniche e sviluppare un forte senso di responsabilità civile.
Il tempo trascorso in uniforme o nei corpi ausiliari non è tempo sottratto, ma tempo investito per crescere come persone e come cittadini.

“Servire la Nazione significa partecipare, comprendere, contribuire.”

Coesione e unità generazionale

In un’epoca segnata da individualismo e disconnessione sociale, la leva può diventare un ponte tra territori, generazioni e culture.
Far vivere insieme ragazzi provenienti da regioni e contesti diversi rafforza la conoscenza reciproca, riduce le divisioni e costruisce un linguaggio comune fondato su solidarietà e cooperazione.
La difesa diventa così anche un progetto di unità nazionale.

Sia i coscritti della Milizia Territoriale che della Protezione Civile provengono dalla regione stessa dove sono acquartierate le unità di loro assegnazione. In tal modo questi coscritti svolgono il loro servizio di Leva localmente nella loro regione, non lontani dalla propria casa.

È una facilitazione per i coscritti, ma è anche un elemento di radicamento per la difesa di ultima istanza per la funzione di contro-occupazione propria della Difesa Porcospino. I coscritti sono chiamati ad essere l’ultima difesa del proprio stesso territorio.

Queste unità non sono però eserciti regionali, perché i loro quadri di comando, ufficiali e sottufficiali provengono dalle FFAA regolari e rispondono ad un comando generale nazionale, agli ordini del governo nazionale.

Rispondere alle nuove minacce

Cyberattacchi, disinformazione, crisi climatiche, emergenze sanitarie: le sfide del presente richiedono competenze che vanno oltre la dimensione militare tradizionale.
Pro-Leva 2026 risponde a queste esigenze formando cittadini capaci di intervenire in situazioni di emergenza, protezione civile e sicurezza digitale, creando un sistema di difesa integrato e resiliente.

Una leva moderna, non un ritorno al passato

Il modello proposto da Pro-Leva 2026 non ripropone la leva obbligatoria di un tempo.
È un percorso flessibile, selettivo e formativo, pensato per valorizzare le attitudini individuali e coinvolgere i giovani secondo le loro competenze:
chi ha vocazione militare può scegliere la formazione di difesa; chi preferisce l’impegno civile trova spazio nella Protezione Civile o nel supporto logistico e sanitario.

In questo modo, la leva torna ad essere una scelta di crescita, non un dovere imposto.

Una missione condivisa

La sicurezza non è responsabilità solo delle Forze Armate, ma di tutta la comunità.
Rimettere i cittadini al centro del sistema di difesa significa ricostruire il patto tra Stato e società, facendo della sicurezza un valore condiviso e partecipato.

“Difendere l’Italia significa servire la pace, la solidarietà e la libertà di tutti.”