Sintesi Strategica – Leva Differenziata, Esercito di Popolo e Sovranità Nazionale

L’Italia si trova davanti a un bivio storico: continuare con un modello di difesa basato su forze professionali limitate, orientate all’estero e incapaci di presidiare il territorio nazionale, oppure ricostruire un vero sistema di sicurezza fondato sui cittadini. Il Progetto Leva 2026 propone un esercito di popolo moderno, efficace, modulare e pienamente sostenibile. Confrontandolo con le recenti dichiarazioni del Ministro della Difesa Guido Crosetto e con la linea espressa in sede NATO dal Presidente del Comitato Militare, Ammiraglio Cavo Dragone, le differenze emergono evidenti.

In sintesi il modello di “esercito di popolo” che proponiamo non solo fornisce una quota di riservisti di pari capacità ed efficacia rispetto a truppe regolari di carriera: si inserisce anche come struttura di deterrenza territoriale, controllo del fronte interno e tutela della sovranità, con costi nettamente inferiori rispetto a un ampliamento delle forze professionali.

1. Il contesto NATO e la linea Cavo Dragone

La NATO, nel 2024-2025, ha intensificato la postura difensiva sul fronte ibrido: minacce cyber, sabotaggi energetici, droni, infiltrazioni e pressioni sulle frontiere. L’intervista di Cavo Dragone al Financial Times ha chiarito che l’Alleanza considera risposta anche anticipata a minacce ibride, se qualificabili come attacchi in preparazione. Questo non implica guerra preventiva, ma una richiesta agli Stati membri: maggiore prontezza, riserve mobilitabili, capacità territoriale e protezione del fronte interno.

I nuovi Regional Defence Plans richiedono agli Stati europei tre capacità fondamentali:

  • massa mobilitabile entro 30 giorni;
  • protezione delle infrastrutture critiche e continuità dei servizi essenziali;
  • capacità di contrasto alle operazioni ibride anche senza intervento USA.

2. La posizione di Crosetto sulla leva

Le dichiarazioni pubbliche del Ministro Crosetto delineano un “nuovo servizio militare” su base volontaria, come riserva addestrata per scenari di crisi. Non emerge una leva obbligatoria, né un disegno organico che affronti mobilitazione, difesa territoriale o controllo dei confini. Si tratta di un ampliamento volontario delle riserve professionali, coerente con un modello interoperabile NATO/UE, ma non con un modello di esercito di popolo.

3. La nostra proposta: Esercito di Popolo e Difesa Territoriale

La “Leva Differenziata e Modulare” propone un modello completamente diverso: non un ampliamento dei professionisti, ma il ritorno strutturale di un sistema difensivo di popolo, orientato a:

  • difesa del territorio nazionale;
  • controllo del fronte interno;
  • protezione dei confini e risposta a crisi ibride;
  • resilienza civile e continuità dello Stato.

La struttura è composta da:

  • RMO – Riserva Militare Operativa (combat-ready NATO);
  • MT – Milizia Territoriale “Porcospino” (difesa del territorio e resistenza contro occupazione);
  • Guardia di Frontiera (difesa di coste e valichi);
  • Ausiliari PS (carabinieri/polizia supportata da coscritti);
  • Protezione Civile potenziata (VVFF ausiliari, logistica, sanità, emergenze).

4. Confronto economico – Leva vs Professionisti

La convenienza economica è dimostrata dai calcoli MEA (Militare Equivalente Anno) contenuti nel Progetto Leva 2026. Riassumiamo i dati chiave:

Componente Costo (mld €) Valore equivalente professionisti (MEA)
RMO (61.950 giovani) 2,07 3,94
MT “porcospino” (90.120) 1,54 ≈ 6,0
Altri corpi MT/PC 2,30 ≈ 2,19 (difensivi) + 1,76 (civili)

Osservazione chiave: per ottenere lo stesso valore deterrente della sola MT “porcospino” (circa 100.000 MEA equivalenti), lo Stato dovrebbe reclutare professionisti per almeno 6 miliardi €/anno. La MT costa 1,5 miliardi: un rapporto di convenienza di 1 a 4.

5. Sovranità e controllo del fronte interno

Il più importante valore politico dell’esercito di popolo non è economico, ma strategico. Solo un sistema di leva estesa garantisce:

  • radicamento territoriale diffuso;
  • conoscenza capillare del territorio;
  • capacità di deterrenza contro infiltrazioni, forze speciali, sabotatori;
  • resilienza nazionale contro shock e occupazione;
  • rifiuto del modello di “esercito europeo” e riaffermazione della sovranità italiana.

La Guardia di Frontiera e la Milizia Territoriale sono “l’anello mancante” della Difesa italiana: controllano coste, montagne, infrastrutture, valichi e frontiere interne. Laddove le forze professionali sono troppo esigue per garantire la presenza territoriale H24, la leva modulare rende impossibile la sorpresa strategica e scoraggia attori ostili.

6. Conclusione politica

L’Italia ha due strade: un esercito di professionisti con riserva volontaria (linea Crosetto), dipendente da scenari NATO/UE, oppure la ricostruzione di una forza nazionale di popolo, centrata sul territorio, sulla sovranità e sulla resilienza nazionale. La nostra proposta combina deterrenza reale, efficienza economica e coinvolgimento diretto dei cittadini—un modello italiano, non subordinato ad agende esterne.